Le armi non sono un prodotto come gli altri, sono fatte per uccidere delle persone e soprattutto per ucciderne molte nel modo più efficace possibile. Malgrado lo statuto di paese neutrale, la Svizzera ha un ruolo importante in questo commercio dal dubbio valore: nel solo 2005, 72 Stati hanno ricevuto materiali da guerra dalla Svizzera.
Oggi le esportazioni di armi svizzere servono in primo luogo alla pretesa «guerra al terrorismo» con la quale gli Stati Uniti e i loro alleati perseguono invece i loro interessi economici! Ma non solo loro ricevono regolarmente le armi svizzere, anche dei paesi in via di sviluppo e delle regioni che vivono situazioni di crisi ne sono i destinatari. Così facendo, la Svizzera affossa la sua politica di sviluppo e di promozione della pace.
L'iniziativa popolare per il divieto di esportare materiale bellico vuole porre termine una volta per tutte al commercio della morte. Un tale divieto conferirebbe una nuova credibilità all'impegno umanitario e alla cooperazione internazionale della Svizzera; darebbe anche un segnale forte a favore di una politica di pace che contribuisca veramente alla costruzione di un mondo più pacifico.
La Svizzera non dipende economicamente dalle esportazioni di armi e dovrebbe incoraggiare la riconversione delle industrie che le fabbricano verso prodotti di uso civile. L'iniziativa prevede delle misure di accompagnamento grazie alle quali la Confederazione dovrà sostenere le regioni e gli impiegati che saranno colpiti dal divieto di esportazione.
Se vi servono ulteriori informazioni, potete scrivere a info@materialebellico.ch.