Le esportazioni di materiale da guerra svizzero aumentano nuovamente durante il primo trimestre del 2009.
Il Consiglio federale deroga alla propria ordinanza: le forniture di armi a stati in conflitto o che violano i diritti umani sono ilegali.
Il Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE) *è indignato per le forniture di materiale da guerra avvenute nel primo trimestre del 2009. Queste forniture contraddicono chiaramente le disposizioni della nuova ordinanza adottata dal Consiglio federale alla fine del 2008. In effetti, sia i paesi che si trovano coinvolti in un conflitto internazionale, sia quelli che violano in modo grave e sistematico i diritti umani continuano a ricevere armi dalla Svizzera.
La nuova ordinanza sul materiale bellico è entrata in vigore il 12 dicembre 2008. Stando ai nuovi criteri introdotti all articolo 5 (www.admin.ch/ch/i/rs/514_511/a5.html) le esportazioni non sono autorizzate «Se il paese destinatario si trova implicato in un conflitto armato interno o internazionale».
Tra i dieci maggiori clienti dell'industria d'armamento svizzera si trovano diversi paesi implicati nella guerra in Afghanistan. La nozione di "conflitto internazionale" è chiaramente definita nel diritto internazionale e l'ordinanza sul materiale di guerra non permette le esportazioni di armi verso, per esempio gli Stati Uniti o la Gran Bretagna. La prassi adottata dal Consiglio federale nel primo trimestre del 2009 contraviene chiaramente a questa ordinanza e deve quindi essere considerata illegale. La strategia politica del Consiglio federale sembra evidente: con l'introduzione di norme in apparenza più severe vorrebbe tagliare l'erba sotto i piedi all'iniziativa per proibire le esportazioni di armi ma senza disturbare l'industria dell'armamento.
Violazioni sistematiche e serie dei diritti umani: anche l'Arabia Saudita viene rifornita di armi svizzere.
Autorizzando la vendita di armi all'Arabia Saudita, il Consiglio federale raggira intenzionalmente i criteri riguardanti il rispetto dei diritti umani (art. 5). In pochi altri paesi al mondo le esecuzioni sono altrettanto numerose che in Arabia Saudita. Le donne subiscono discriminazioni sistematiche e la tortura viene praticata correntemente. A questo proposito il rapporto di Amnesty Intenational (2008) afferma: «La tortura e altri maltrattamenti sono diffusi e godono in generale dell'impunità. Leforze di sicurezza sono accusate di utilizzare diversi metodi, tra i quali bastonature, pugni, sospensione dei detenuti ai polsi, privazione del sonno e umiliazioni.» Il Seco afferma che in futuro saranno autorizzate uicamente forniture di munizioni e pezzi di ricambio per armi vendute in passato. Appare comunque incomprensibile che da una parte si ammette il problema delle violazioni sistematiche dei diritti umani in Arabia Saudita e dall'altra si continua a autorizzare l'esportazione di materiale bellico.
Anche in questo caso si deve supporre che il Consiglio federale stia adottando una tattica per evitare di dare fiato agli argomenti dell'iniziativa per il divieto di esportare materiale bellico che sarà messa in votazione tra meno di un anno. Questi calcoli tattici, quando sono in gioco tortura e violazioni gravi dei diritti umani, sono indegni di un paese che si vuole esemplare nel rispetto dei diritti umani e che è pure depositario delle Convenzioni di Ginevra.
Les cifre delle esportazioni di materiale bellico svizzero nel primo trimestre 2009 si trovano in rete: www.news-service.admin.ch/NSBSubscriber/message/attachments/15629.pdf
Tobia Schnebli, membro del Gruppo per una Svizzera senza esercito