Le esportazioni di armi possono prolungare le guerre e facilitare lo scoppio di conflitti latenti. Spesso la Svizzera fornisce armi agli stessi paesi dove la Direzione dello sviluppo e della cooperazione e altre organizzazioni svizzere sono impegnate a promuovere la cooperazione e la prevenzione dei conflitti.

Innanzitutto la guerra significa smisurate sofferenze per le popolazioni che ne sono toccate. È inammissibile che la Svizzera, quale stato depositario delle Convenzioni di Ginevra e visto il suo recente impegno (19 giugno 2006) per il nuovo Consiglio dei diritti dell'uomo, cerchi di avvantaggiarsi economicamente con le sue industrie di armi alle spalle delle vittime di guerra. La situazione assume un aspetto ancora più sgradevole se si considera che le leggi sui refugiati in fuga da queste violenze diventano sempre più restrittive quanto ai presupposti per ottenere l'asilo.
Inoltre alla fine di una guerra le armi non spariscono dalla circolazione e in parte il materiale servito per la guerra viene svenduto in altre regioni in crisi. Amnesty International ha scoperto nella primavera 2006 che alcuni mercanti d'armi svizzeri partecipavano a commerci d'armi sospetti tra la Bosnia e l'Iraq.
Le armi di piccolo calibro sono utilizzate spesso dalle società traumatizzate dalla guerra, e dalle sue conseguenze, per commettere atti di violenza privata. Sono soprattutto le donne e le giovani ragazze che ne sono le vittime. Nelle zone della Bosnia o del Ruanda dove c'è stata la guerra, i soldati, formati alla violenza, continuano a commettere stupri rivoltanti anche una volta cessate le ostilità.
Negli Stati Uniti il rischio per le donne di morire a seguito di un atto di violenza aumenta del 272% quando c'è un'arma da fuoco in casa (fonte: Amnesty International); in altri paesi probabilmente le cifre sarebbero dello stesso ordine di grandezza. Dunque la Svizzera per il tramite delle esportazioni di armi colpisce e intacca i diritti delle donne.

Esportando materiali da guerra la Svizzera permette a numerosi regimi di continuare a vedere delle false priorità per la costruzione del benessere nazionale. Per esempio esporta delle armi in Oman, dove si spendono più soldi per gli armamenti che per la sanità e la formazione messe assieme! Nel 2004 le spese mondiali per i militari e il materiale da guerra sono oltre un migliaio di miliardi di dollari (fonte: Stockholm International Peace Research Institute). Secondo la Banca mondiale sarebbero necessari tra i 40 e i 60 miliardi per raggiungere gli obiettivi del "Millenium" fissati dall'ONU e diminuire così di un fattore due la povertà nel mondo.