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Argomentario

INIZIATIVA POPOLARE PER IL DIVIETO DI ESPORTARE MATERIALE BELLICO

Argomenti per il SÌ il 29 novembre 2009

                         

 

La Svizzera ha cose migliori da esportare

Il materiale bellico non è un prodotto qualsiasi. Viene concepito per uccidere e distruggere nel modo più efficace possibile. I fabbricanti d’armi svizzeri si arricchiscono vendendo le loro armi là dove vengono impiegate e cioè verso regioni in conflitto. Purtroppo il Consiglio federale serve gli interessi dell’industria bellica, autorizzando le esportazioni verso paesi in guerra o che sono beneficiari dell’aiuto allo sviluppo della Confederazione. Ciò scredita totalmente la neutralità e la tradizione umanitaria della Svizzera.

Esportazioni scandalose di armi svizzere

Carri armati Mowag in Afghanistan, granate a mano Ruag in Iraq o aerei Pilatus in Darfur: in tutto il mondo le armi svizzere continuano a uccidere civili innocenti. L’anno scorso il principale cliente della nostra industria degli armamenti è stato proprio il Pakistan, scenario di molti conflitti. Nel primo trimestre di quest’anno troviamo al terzo posto un paese che pratica la tortura, l’Arabia Saudita. Se la Svizzera applicasse veramente una politica restrittiva in materia di esportazioni di armi non succederebbero questi scandali.                                                          

Solo nel 2008, la Svizzera ha esportato materiale di guerra in 72 paesi. Le forniture vengono spesso effettuate verso le due parti in conflitto, come l’India e il Pakistan, due potenze nucleari. È triste sapere che la Ruag, di proprietà della Confederazione, è uno dei maggiori produttori mondiali di  munizioni di piccolo calibro. Questo tipo di pallottole uccide 1000 persone ogni giorno nel mondo.

Una soluzione pulita per uno sporco « business »

Le vite umane sono più importanti dei profitti dell’industria degli armamenti. Perciò l'iniziativa chiede il divieto di esportare materiale bellico e beni materiali speciali. I beni a doppio uso militare e civile non sono invece toccati dall’iniziativa. Con l’accettazione dell’iniziativa la Svizzera sarebbe più coerente con la propria politica di cooperazione allo sviluppo e di promozione della pace. Lancerebbe un segnale forte in favore del disarmo mondiale e ritroverebbe una nuova credibilità sul piano internazionale.

Conseguenze economiche e posti di lavoro

Le esportazioni di armi rappresentano solo lo 0,1% del Prodotto Interno Lordo svizzero, un livello paragonabile alla produzione svizzera di telai di finestre in legno. Le industie esportatrici di armi impiegano 3 335 persone alle quali si aggiungono 1 797 posti di lavoro presso i fornitori. La riconversione di questi posti di lavoro in produzioni di beni e servizi civili e utili è quindi fattibile, a maggior ragione se si considera che l’iniziativa prevede il sostegno da parte della Confederazione delle regioni e dei lavoratori interessati per un periodo di dieci anni.

Coalizione contro l'esportazione di armi

www.materialebellico.ch