Esportazioni svizzere di materiale bellico e di armamenti

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Componenti di spolette per il regime dell’apartheid

Categoria di beni: Non chiaro

Cartello di segregazione razziale sulla spiaggia di Muizenberg, Città del Capo, giugno 1985.

CC BY-SA 3.0

Degen & Co. di Niederdorf fornì al Sudafrica componenti di spolette che il Consiglio federale aveva escluso dalla definizione di materiale bellico allora in vigore.

Effetto della revisione proposta della legge sul materiale bellico

In virtù del nuovo articolo 22b, il Consiglio federale potrebbe derogare a tutti i criteri di autorizzazione dell’articolo 22a in «circostanze eccezionali» formulate in modo vago. Il pubblico non dovrebbe necessariamente esserne informato. Il Consiglio federale potrebbe includere il Sudafrica nell’allegato 2 modificando l’ordinanza sul materiale bellico. Il criterio di esclusione dovuto alla partecipazione a un conflitto armato sarebbe così abolito e l’autorizzazione diventerebbe la regola. Il Consiglio federale potrebbe rifiutare un’autorizzazione soltanto in casi eccezionali. L’art. 18 cpv. 1 abolirebbe le dichiarazioni di non riesportazione nella grandissima maggioranza dei casi. Le armi per il Sudafrica potrebbero così essere facilmente fornite tramite una filiale o un intermediario in un Paese terzo. I Paesi Bassi potrebbero fungere da Paese terzo: secondo il SIPRI, hanno fornito negli ultimi anni materiale bellico in quantità significative al Sudafrica (90 milioni TIV).

Paesi

Conflitti

Aziende

Periodo

Nel contesto della revisione legislativa del 1972; date precise delle forniture incerte

Fonti