Esportazioni svizzere di materiale bellico e di armamenti

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Armi e licenze alla Turchia nonostante le violazioni dei diritti umani

Categoria di beni: Materiale bellico Non chiaro

Cannone binato Oerlikon GDF-003 da 35 mm, Taiwan, 13.08.2011.

CC BY-SA 3.0

Nel 1985 e nel 1986 la Turchia fu il maggiore acquirente di armi svizzere. Per il periodo 1984–1991 Pax Christi indica forniture per 356 milioni di franchi. Nel 1990 la Svizzera vietò una fornitura di munizioni da 70 mm, richiamandosi alle violazioni dei diritti umani. Nel 1993, durante gli scontri militari nelle regioni curde, la Turchia figurava tra i principali acquirenti di armamenti svizzeri. Dal gennaio 1991 Oerlikon-Italiana fornì cannoni da 25 mm per blindati turchi nell’ambito di un contratto per 75 pezzi. Nel gennaio 1993 ne restavano ancora 60 da consegnare. Il ricorso alla sede italiana era legato all’embargo svizzero sulle armi alla Turchia. L’impresa turca Çansas produceva cannoni da 35 mm su licenza di Oerlikon-Bührle. Aselsan poteva fabbricare l’elettronica dei cannoni grazie a una licenza Contraves. Queste capacità produttive erano disponibili nel contesto dei blocchi svizzeri delle esportazioni del 1991 e consentivano la produzione turca sulla base delle conoscenze tecniche trasferite in precedenza.

Effetto della revisione proposta della legge sul materiale bellico

In virtù del nuovo articolo 22b, il Consiglio federale potrebbe derogare a tutti i criteri di autorizzazione dell’articolo 22a in «circostanze eccezionali» formulate in modo vago. Il pubblico non dovrebbe necessariamente esserne informato. Il Consiglio federale potrebbe includere la Turchia nell’allegato 2 modificando l’ordinanza sul materiale bellico. Il criterio di esclusione dovuto alla partecipazione a un conflitto armato sarebbe così abolito e l’autorizzazione diventerebbe la regola. Il Consiglio federale potrebbe rifiutare un’autorizzazione soltanto in casi eccezionali. L’art. 18 cpv. 1 abolirebbe le dichiarazioni di non riesportazione nella grandissima maggioranza dei casi. Le armi per la Turchia potrebbero così essere facilmente fornite tramite una filiale o un intermediario in un Paese terzo. Gli Stati Uniti potrebbero fungere da Paese terzo: secondo il SIPRI, hanno fornito negli ultimi anni materiale bellico in quantità significative alla Turchia (3’964 milioni TIV).

Paesi

Conflitti

Aziende

Periodo

1984–1993

Fonti