Esportazioni svizzere di materiale bellico e di armamenti

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Motore ticinese in un drone kamikaze nella guerra del Nagorno-Karabakh

Categoria di beni: Nessuna delle categorie 1–3 – prodotto industriale allora non elencato

Ilham Aliyev al suo insediamento, 18 aprile 2018.

CC BY 4.0

Nei rottami di un drone israeliano Harop trovato il 18 ottobre 2020 presso Shushi fu identificato un motore elettrico della ticinese Faulhaber Minimotor SA. L’Azerbaigian impiegò questo tipo di drone nella guerra del Nagorno-Karabakh. All’epoca la SECO classificò i motori esaminati come comuni prodotti industriali non soggetti al relativo obbligo di autorizzazione all’esportazione.

Effetto della revisione proposta della legge sul materiale bellico

In virtù del nuovo articolo 22b, il Consiglio federale potrebbe derogare a tutti i criteri di autorizzazione dell’articolo 22a in «circostanze eccezionali» formulate in modo vago. Il pubblico non dovrebbe necessariamente esserne informato. Il Consiglio federale potrebbe includere Israele e l’Azerbaigian nell’allegato 2 modificando l’ordinanza sul materiale bellico. Il criterio di esclusione dovuto alla partecipazione a un conflitto armato sarebbe così abolito e l’autorizzazione diventerebbe la regola. Il Consiglio federale potrebbe rifiutare un’autorizzazione soltanto in casi eccezionali. L’art. 18 cpv. 1 abolirebbe le dichiarazioni di non riesportazione nella grandissima maggioranza dei casi. Le armi per Israele e l’Azerbaigian potrebbero così essere facilmente fornite tramite una filiale o un intermediario in un Paese terzo. Potrebbero fungere da Paesi terzi, ad esempio, i seguenti Stati, che secondo il SIPRI hanno fornito negli ultimi anni materiale bellico in quantità significative: Israele: Stati Uniti (5’009 milioni TIV); Azerbaigian: Italia (32 milioni TIV).

Paesi

Conflitti

Aziende

Periodo

2020

Fonti