Esportazioni svizzere di materiale bellico e di armamenti

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Componenti svizzeri di munizioni a grappolo e la guerra in Libano

Categoria di beni: Materiale bellico

L’Impresa svizzera di munizioni e successivamente RUAG Munition fabbricarono su licenza di Israel Military Industries (IMI) componenti per proiettili a submunizioni da 15,5 cm. Assunsero inoltre l’assemblaggio finale dei proiettili a submunizioni per mortai da 12 cm destinati all’esercito svizzero. Gli acquisti dei programmi di armamento del 1988, 1991, 1993 e 1999 costarono complessivamente 652 milioni di franchi. Nel settembre 2006 il GSsE riferì di esportazioni svizzere di componenti in Israele nel 1990 e nel 2000 e ipotizzò una partecipazione svizzera allo sviluppo delle submunizioni M85 impiegate in Libano. Human Rights Watch documentò l’uso israeliano di M85 nella guerra del Libano del 2006. Nel 2007 il Consiglio federale dichiarò che le prestazioni dirette dei subfornitori svizzeri erano terminate con le ultime forniture di munizioni all’esercito svizzero nel 2004. IMI non avrebbe acquistato da queste aziende ulteriori componenti di munizioni per clienti terzi. La produzione su licenza comprendeva submunizioni DPICM di IMI. Il 19 marzo 2019 il DDPS annunciò il completamento dello smaltimento di circa 9’000 tonnellate di munizioni a grappolo dell’esercito svizzero. Gli ultimi proiettili erano stati smaltiti nel 2018. Per la formazione nello sminamento e nella bonifica delle munizioni furono conservati 50 proiettili a submunizioni.

Effetto della revisione proposta della legge sul materiale bellico

In virtù del nuovo articolo 22b, il Consiglio federale potrebbe derogare a tutti i criteri di autorizzazione dell’articolo 22a in «circostanze eccezionali» formulate in modo vago. Il pubblico non dovrebbe necessariamente esserne informato. Il Consiglio federale potrebbe includere Israele nell’allegato 2 modificando l’ordinanza sul materiale bellico. Il criterio di esclusione dovuto alla partecipazione a un conflitto armato sarebbe così abolito e l’autorizzazione diventerebbe la regola. Il Consiglio federale potrebbe rifiutare un’autorizzazione soltanto in casi eccezionali. L’art. 18 cpv. 1 abolirebbe le dichiarazioni di non riesportazione nella grandissima maggioranza dei casi. Le armi per Israele potrebbero così essere facilmente fornite tramite una filiale o un intermediario in un Paese terzo. Gli Stati Uniti potrebbero fungere da Paese terzo: secondo il SIPRI, hanno fornito negli ultimi anni materiale bellico in quantità significative a Israele (5’009 milioni TIV).

Paesi

Conflitti

Aziende

Periodo

1988–2004; dibattito 2006–2007; smaltimento 2018/2019

Fonti