Esportazioni svizzere di materiale bellico e di armamenti

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Fucili e munizioni svizzeri per l’UÇK

Categoria di beni: Materiale bellico

Memoriale e cimitero delle vittime della guerra del Kosovo a Gjakova.

CC BY-SA 4.0

Nel 1998 una cittadina svizzera sposata con un kosovaro acquistò armi e munizioni per circa un milione di franchi. Tra queste figuravano 195 fucili, di cui 115 fucili di precisione SSG 3000, circa 20 pistole e oltre sei tonnellate di munizioni. La merce giunse a Durazzo in container navali e fu sequestrata dalla dogana albanese alla fine di ottobre 1998. La sua successiva destinazione rimase ignota. Nel 2000 l’istigatore fu condannato con sentenza definitiva a una pena detentiva sospesa condizionalmente. Il Consiglio federale documentò il caso nel 2011 nella sua risposta sugli acquisti di armi per l’UÇK.

Effetto della revisione proposta della legge sul materiale bellico

In virtù del nuovo articolo 22b, il Consiglio federale potrebbe derogare a tutti i criteri di autorizzazione dell’articolo 22a in «circostanze eccezionali» formulate in modo vago. Il pubblico non dovrebbe necessariamente esserne informato. Il Consiglio federale potrebbe includere il Kosovo nell’allegato 2 modificando l’ordinanza sul materiale bellico. Il criterio di esclusione dovuto alla partecipazione a un conflitto armato sarebbe così abolito e l’autorizzazione diventerebbe la regola. Il Consiglio federale potrebbe rifiutare un’autorizzazione soltanto in casi eccezionali. L’art. 18 cpv. 1 abolirebbe le dichiarazioni di non riesportazione nella grandissima maggioranza dei casi. Le armi per il Kosovo potrebbero così essere facilmente fornite tramite una filiale o un intermediario in un Paese terzo. Gli Stati Uniti potrebbero fungere da Paese terzo: secondo il SIPRI, hanno fornito negli ultimi anni materiale bellico in quantità significative al Kosovo (21 milioni TIV).

Paesi

Conflitti

Periodo

1998–2000; risposta del Consiglio federale 2011

Fonti