Esportazioni svizzere di materiale bellico e di armamenti

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Granate RUAG presso gruppi armati in Siria, Libia e Yemen

Categoria di beni: Materiale bellico

Bomba a mano RUAG presso un gruppo armato in Siria.

SRF

Nel 2012 furono trovate in Siria bombe a mano RUAG fornite agli Emirati Arabi Uniti nel 2003. Una parte era stata trasferita attraverso la Giordania. Altri ritrovamenti riguardarono gruppi armati, comprese forze vicine ad al-Qaida. Nel 2018 furono segnalati ritrovamenti anche presso il cosiddetto Stato islamico; l’appartenenza alla stessa catena di fornitura fu giudicata probabile. Il 4 luglio 2012 il SECO sospese provvisoriamente le esportazioni di materiale bellico negli Emirati mentre veniva accertata l’origine delle granate fotografate in Siria. Le foto rese note nel 2018 provenivano da un’incursione di Hayat Tahrir al-Sham contro una cellula dell’IS l’8 agosto. Nelle immagini pubblicate furono identificate granate RUAG OHG92 e HG85. Già le foto scattate all’inizio di luglio 2012 in un deposito dell’Esercito siriano libero a Hritan, vicino ad Aleppo, mostravano OHG92 e HG85. RUAG ricondusse le OHG92 con marcatura SM 6-03-1 a una produzione e fornitura agli Emirati del 2003; il SECO quantificò quella consegna in 225’162 bombe a mano. L’incursione del 2018 avvenne a Nayrab, nella provincia di Idlib. Poiché i numeri di serie non erano leggibili nelle immagini pubblicate, il collegamento di questi ritrovamenti successivi alla fornitura del 2003 rimase incerto. In una presa di posizione del settembre 2018, RUAG dichiarò di non aver più fornito bombe a mano al mondo arabo dal 2003–2004. Le granate appena fotografate potevano provenire da quelle precedenti forniture; una valutazione definitiva richiedeva numeri di serie riconoscibili o altri elementi inequivocabili. Dopo l’attentato di Niğde in Turchia nel marzo 2014, che causò tre morti, presso uno degli autori furono trovate bombe a mano svizzere RUAG. Il 31 luglio 2016 RTS e 20 Minuten pubblicarono quantità diverse: RTS parlava di due granate, 20 Minuten di quattro. Entrambi citavano SonntagsBlick e l’atto d’accusa. Venivano indicati i modelli HG85 e OHG92 e le marcature SM8-03 e SM6-03; 20 Minuten riportava la seconda più precisamente come SM6-03 1. L’uomo era cresciuto a Brugg. Nel giugno 2016, nel procedimento erano state pronunciate condanne all’ergastolo. I resoconti ricondussero le granate alla fornitura RUAG agli Emirati Arabi Uniti del 2003 e descrissero trasferimenti in Turchia attraverso Giordania e Siria. Le fonti differiscono nei dettagli del percorso. Non esiste quindi una catena di fornitura integralmente documentata per ogni esemplare. Il ritrovamento non dimostra che quelle granate abbiano causato le tre vittime. Amnesty International documentò bombe a mano svizzere trasferite dagli Emirati Arabi Uniti a una milizia in Yemen. Nel marzo 2016 commercianti di Tripoli offrirono bombe a mano RUAG e lanciagranate B&T GL06 in gruppi online chiusi. Inchieste di SonntagsBlick e ARES resero note le offerte nel settembre 2018. Nelle immagini furono identificate granate OHG92. Sulla base delle caratteristiche visibili, RUAG dichiarò che probabilmente provenivano da un lotto fornito agli Emirati Arabi Uniti nel 2003. Il successivo percorso verso la Libia rimase sconosciuto. Per il lanciagranate non era inoltre chiaro se provenisse da produzione svizzera o estera su licenza. Un’altra inchiesta del 2020 riprese le offerte documentate nel 2016. All’inizio di aprile 2021 ARES documentò un’offerta online di sette bombe a mano RUAG HG85 nel nord-ovest della Siria. La ricerca estende il periodo attestato di diffusione. ARES riconduce le marcature di HG85/OHG92 documentate nella regione a lotti noti esportati negli Emirati nel 2003–2004. L’offerta non dimostra una vendita conclusa né una nuova esportazione svizzera del 2021; per ogni esemplare offerto la catena completa di fornitura resta da chiarire.

Effetto della revisione proposta della legge sul materiale bellico

In virtù del nuovo articolo 22b, il Consiglio federale potrebbe derogare a tutti i criteri di autorizzazione dell’articolo 22a in «circostanze eccezionali» formulate in modo vago. Il pubblico non dovrebbe necessariamente esserne informato. Il Consiglio federale potrebbe includere gli Emirati Arabi Uniti, la Giordania, la Siria, la Turchia, la Libia e il Yemen nell’allegato 2 modificando l’ordinanza sul materiale bellico. Il criterio di esclusione dovuto alla partecipazione a un conflitto armato sarebbe così abolito e l’autorizzazione diventerebbe la regola. Il Consiglio federale potrebbe rifiutare un’autorizzazione soltanto in casi eccezionali. L’art. 18 cpv. 1 abolirebbe le dichiarazioni di non riesportazione nella grandissima maggioranza dei casi. Le armi per gli Emirati Arabi Uniti, la Giordania, la Siria, la Turchia, la Libia e il Yemen potrebbero così essere facilmente fornite tramite una filiale o un intermediario in un Paese terzo. Potrebbero fungere da Paesi terzi, ad esempio, i seguenti Stati, che secondo il SIPRI hanno fornito negli ultimi anni materiale bellico in quantità significative: Emirati Arabi Uniti: Stati Uniti (9’818 milioni TIV); Giordania: Stati Uniti (677 milioni TIV); Turchia: Stati Uniti (3’964 milioni TIV); Libia: Italia (27 milioni TIV); Yemen: Stati Uniti (26 milioni TIV).

Paesi

Conflitti

Aziende

Periodo

Fornitura iniziale 2003; ritrovamenti, trasferimenti e procedimenti 2012–2021

Fonti