Esportazioni svizzere di materiale bellico e di armamenti

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Cannoni Oerlikon in viaggio dalla Turchia alla Libia?

Categoria di beni: Materiale bellico

Recep Tayyip Erdoğan al Cremlino, 05.03.2020; ritaglio.

CC BY 4.0

Nel febbraio 2020 un mercantile proveniente dalla Turchia avrebbe dovuto scaricare armi a Tripoli. In relazione al bombardamento della nave emersero indizi sulla presenza di cannoni antiaerei Oerlikon GDF. La SECO dichiarò di non aver più autorizzato esportazioni di tali cannoni verso la Turchia dall’entrata in vigore della legge sul materiale bellico nel 1998. L’origine dei cannoni segnalati e il percorso concreto della fornitura rimasero incerti.

Effetto della revisione proposta della legge sul materiale bellico

In virtù del nuovo articolo 22b, il Consiglio federale potrebbe derogare a tutti i criteri di autorizzazione dell’articolo 22a in «circostanze eccezionali» formulate in modo vago. Il pubblico non dovrebbe necessariamente esserne informato. Il Consiglio federale potrebbe includere la Turchia e la Libia nell’allegato 2 modificando l’ordinanza sul materiale bellico. Il criterio di esclusione dovuto alla partecipazione a un conflitto armato sarebbe così abolito e l’autorizzazione diventerebbe la regola. Il Consiglio federale potrebbe rifiutare un’autorizzazione soltanto in casi eccezionali. L’art. 18 cpv. 1 abolirebbe le dichiarazioni di non riesportazione nella grandissima maggioranza dei casi. Le armi per la Turchia e la Libia potrebbero così essere facilmente fornite tramite una filiale o un intermediario in un Paese terzo. Potrebbero fungere da Paesi terzi, ad esempio, i seguenti Stati, che secondo il SIPRI hanno fornito negli ultimi anni materiale bellico in quantità significative: Turchia: Stati Uniti (3’964 milioni TIV); Libia: Italia (27 milioni TIV).

Paesi

Conflitti

Aziende

Periodo

2020

Fonti