Esportazioni svizzere di materiale bellico e di armamenti

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Milioni di maglie per nastri esportate illegalmente in Sudafrica

Categoria di beni: Materiale bellico

Cartello di segregazione razziale sulla spiaggia di Muizenberg, Città del Capo, giugno 1985.

CC BY-SA 3.0

Un’azienda ginevrina non nominata nel rapporto federale esportò in Sudafrica, senza la necessaria autorizzazione, alcuni milioni di maglie per nastri di alimentazione delle munizioni di armi automatiche. Un responsabile dell’azienda fu per questo condannato a sei mesi di carcere sospesi condizionalmente con un periodo di prova di due anni. Il rapporto dell’amministrazione federale del 1999 non indica né l’azienda né l’anno dell’esportazione o della sentenza.

Effetto della revisione proposta della legge sul materiale bellico

In virtù del nuovo articolo 22b, il Consiglio federale potrebbe derogare a tutti i criteri di autorizzazione dell’articolo 22a in «circostanze eccezionali» formulate in modo vago. Il pubblico non dovrebbe necessariamente esserne informato. Il Consiglio federale potrebbe includere il Sudafrica nell’allegato 2 modificando l’ordinanza sul materiale bellico. Il criterio di esclusione dovuto alla partecipazione a un conflitto armato sarebbe così abolito e l’autorizzazione diventerebbe la regola. Il Consiglio federale potrebbe rifiutare un’autorizzazione soltanto in casi eccezionali. L’art. 18 cpv. 1 abolirebbe le dichiarazioni di non riesportazione nella grandissima maggioranza dei casi. Le armi per il Sudafrica potrebbero così essere facilmente fornite tramite una filiale o un intermediario in un Paese terzo. I Paesi Bassi potrebbero fungere da Paese terzo: secondo il SIPRI, hanno fornito negli ultimi anni materiale bellico in quantità significative al Sudafrica (90 milioni TIV).

Paesi

Conflitti

Periodo

Esportazione e condanna prima di maggio 1999; anni precisi non indicati

Fonti