Google Svizzera lavora da Zurigo per il governo israeliano. Nell’ambito del progetto Nimbus, enti governativi israeliani ricevono accesso a infrastrutture cloud, centri dati e capacità di IA di Google e Amazon. Google Svizzera ha fornito consulenza a enti governativi israeliani, tra l’altro, sulla gestione delle identità e degli accessi, sull’integrazione delle interfacce e sulle tecnologie di IA generativa. Documenti attestano inoltre richieste di prodotti e assistenza rivolte dall’esercito israeliano a Google dopo il 7 ottobre 2023 e assegnate, tra gli altri, a ingegnere e ingegneri di Google a Zurigo. Dipendenti di Google Zurigo hanno protestato contro l’uso militare delle tecnologie dell’azienda. Nel 2025 il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha esaminato se l’attività di Google Svizzera rientrasse nella legge federale sulle prestazioni di sicurezza private fornite all’estero, concludendo che non era così. Nel 2024 la SECO aveva dichiarato che lo sviluppo della tecnologia cloud da parte di Google Svizzera non era soggetto ad autorizzazione. Google ha descritto i servizi cloud come prodotti standard e negato un orientamento specificamente militare del contratto Nimbus.
Una richiesta militare presentata dopo l’inizio della guerra a Gaza riguardava l’elaborazione di immagini ed è stata assegnata a specialisti di Google a Zurigo. Il DFAE ha concluso il suo esame nel luglio 2025; l’informazione della SECO sull’assenza dell’obbligo di autorizzazione risale all’ottobre 2024. Nel febbraio 2025 Google ha rivisto i propri principi sull’IA, eliminando precedenti esclusioni esplicite di determinate applicazioni dannose. L’azienda ha continuato a richiamarsi alle regole dei prodotti e ai divieti di uso illecito. Un’inchiesta sul contratto di +972 Magazine, Local Call e The Guardian del 29 ottobre 2025 descrive limitazioni alla possibilità dei fornitori di far rispettare a Israele le proprie regole d’uso, nonché un meccanismo di avviso relativo a richieste giudiziarie estere di consegna di dati.
Effetto della revisione proposta della legge sul materiale bellico
In virtù del nuovo articolo 22b, il Consiglio federale potrebbe derogare a tutti i criteri di autorizzazione dell’articolo 22a in «circostanze eccezionali» formulate in modo vago. Il pubblico non dovrebbe necessariamente esserne informato.
Il Consiglio federale potrebbe includere Israele nell’allegato 2 modificando l’ordinanza sul materiale bellico. Il criterio di esclusione dovuto alla partecipazione a un conflitto armato sarebbe così abolito e l’autorizzazione diventerebbe la regola. Il Consiglio federale potrebbe rifiutare un’autorizzazione soltanto in casi eccezionali.
L’art. 18 cpv. 1 abolirebbe le dichiarazioni di non riesportazione nella grandissima maggioranza dei casi. Le armi per Israele potrebbero così essere facilmente fornite tramite una filiale o un intermediario in un Paese terzo. Gli Stati Uniti potrebbero fungere da Paese terzo: secondo il SIPRI, hanno fornito negli ultimi anni materiale bellico in quantità significative a Israele (5’009 milioni TIV).