Esportazioni svizzere di materiale bellico e di armamenti

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Armi dai Balcani alle zone di guerra tramite commercianti svizzeri

Categoria di beni: Materiale bellico

Marines statunitensi scortano prigionieri di guerra iracheni, 21 marzo 2003.

Public Domain – US Marine Corps

Amnesty International e TransArms documentarono il coinvolgimento di commercianti d’armi svizzeri in una rete di approvvigionamento di armi dai Balcani destinate all’Iraq e all’Afghanistan. Il rapporto descrive lacune nella documentazione sul trasporto e sulla destinazione finale. Nella parte bosniaca della rete, il commerciante d’armi svizzero Marius Joray di Laufen confermò un coinvolgimento indiretto. Le esportazioni in questione del 2004–2005 erano dichiarate con destinazione Iraq. Talon Security Consulting and Trade, una società israeliana nella rete imprenditoriale del commerciante d’armi svizzero Heinrich Thomet, intermediò armi provenienti da Serbia e Montenegro per affari iracheni della società statunitense Taos. Amnesty International documentò l’intermediazione nel 2006. Talon era diretta da Shmuel Avivi, ex addetto militare israeliano in Svizzera. Le verifiche preliminari svizzere su possibili violazioni della legge sul materiale bellico furono chiuse per insufficienza di indizi. Thomet negò atti di corruzione; una corrispondente accusa contro Avivi fu abbandonata in Israele nell’ambito di un accordo processuale. L’atto d’accusa israeliano del febbraio 2011 contro Shmuel Avivi riguardava tra l’altro una Toyota Land Cruiser descritta come un regalo e un versamento di 30’000 franchi alla moglie. L’accusa di corruzione fu abbandonata nell’ambito di un accordo processuale. Heinrich Thomet negò atti di corruzione.

Effetto della revisione proposta della legge sul materiale bellico

In virtù del nuovo articolo 22b, il Consiglio federale potrebbe derogare a tutti i criteri di autorizzazione dell’articolo 22a in «circostanze eccezionali» formulate in modo vago. Il pubblico non dovrebbe necessariamente esserne informato. Il Consiglio federale potrebbe includere l’Iraq e l’Afghanistan nell’allegato 2 modificando l’ordinanza sul materiale bellico. Il criterio di esclusione dovuto alla partecipazione a un conflitto armato sarebbe così abolito e l’autorizzazione diventerebbe la regola. Il Consiglio federale potrebbe rifiutare un’autorizzazione soltanto in casi eccezionali. L’art. 18 cpv. 1 abolirebbe le dichiarazioni di non riesportazione nella grandissima maggioranza dei casi. Le armi per l’Iraq e l’Afghanistan potrebbero così essere facilmente fornite tramite una filiale o un intermediario in un Paese terzo. Potrebbero fungere da Paesi terzi, ad esempio, i seguenti Stati, che secondo il SIPRI hanno fornito negli ultimi anni materiale bellico in quantità significative: Iraq: Stati Uniti (3’948 milioni TIV); Afghanistan: Stati Uniti (2’713 milioni TIV).

Paesi

Conflitti

Aziende

Periodo

Operazioni precedenti al rapporto Amnesty 2006; successivi accertamenti procedurali

Fonti